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L'età comunale a Rimini

Il Palazzo comunale di Rimini Dopo il dominio Longobardo Rimini, passò in mano ai Franchi, che nel 751, a seguito della donazione di alcune terre bizantine al Papa da parte di Pipino il Breve, fecero tornare Rimini a far parte del territorio romano.

Il Ducato di Rimini nella seconda metà del secolo X mutò in Comitato Imperiale e al conte rappresentante del Papa e dell'imperatore nacque la figura del Pater Civitatis, un cittadino riminese posto a capo della magistratura locale. Il nome "pater civitatis" si trasformò poi nel cognome della famiglia riminese ghibellina Parcitadi.

Il Comune riminese già nel 1130 era una struttura complessa, retto da un consiglio generale di trecento membri, presieduto da sei consoli. Ma nel XII secolo per limitare le mire di potere entrò in vigore la figura giuridica del Podestà, uno straniero chiamato da un'atra città e in carica per un periodo limitato.

Rimini, ghibellina da sempre, ottenne dall'Imperatore Federico Barbarossa il permesso di battere moneta e pieni diritti su tutte le sue terre.

Nel 1204 si dette inizio alla costruzione del Palazzo dell'Arengo destinato ad ospitare il Consiglio generale durante le adunanze.

Il XIII secolo vide l'erezione delle nuova cinta muraria, messa in opera intorno alla città, sia per una migliore difesa che per una più rigorosa esazione dei dazi.

Ma la storia del comune di Rimini cela sotto i nomi del partito Guelfo e Ghibellino, non autentici sostenitori del pontefice o dell'imperatore, ma famiglie signorili che mirano al controllo delle funzioni amministrative del comune. Iniziarono così le guerre intestine tra le più importanti famiglie riminesi, sulle quali si affacciò una nuova casata proveniente dalla valle del Marecchia, i Malatesta.

Il Palazzo dell'Arengo è ancora visibile in Piazza Cavour e rappresenta una testimonianza del Medioevo Riminese, imprescindibile per chiunque voglia conoscere meglio questa città.

I Malatesta a Rimini e in Valmarecchia
La signoria di Sigismondo Pandolfo Malatesta

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